domenica 12 agosto 2012

Marmolada - Via delle Funi -

La seconda fatica del nostro tour altoatesino doveva essere il Piz Boè. Arrivati al Pordoi il tempo è piuttosto brutto. Il potenziale tecnologico di Crede ci mostra la webcam sulla Marmolada. Bel tempo. E Marmolada sia!


Beh si Marmolada... Diciamo che la nostra è stata la via più normale che può portare in cima ad una montagna superiore ai tremila metri, con ghiacciai e pareti vertiginose. Quindi scordatevi Berhault e la Via del Pesce o cose simili. Noi siamo saliti in funivia. E vi assicuro che per qualcuno, nonostante tutto, è stata molto dura!


Questa "via normale" è suddivisa in tre parti. La prima molto ripida porta con una sola campata alla prima stazione direttamente da Malga Ciapela. La seconda conduce ai 2900 m della stazione di Serauta, da dove è stata scattata la foto sopra.


L'ultimo troncone ci porta in vetta ai 3296 m della Punta Rocca, la seconda punta della Marmolada dopo Punta Penìa, nella foto sopra tra le nuvole.


Scesi sul ghiacciaio, dopo esserci vestiti bene, iniziamo il sentiero che porta alla punta maggiore. Sotto verso valle il lago del Passo Fedaia.


Tre giovani alpinisti sulla Regina delle Dolomiti


Da qui si vede per intero il terzo tratto della funivia. In me inizia a circolare un'idea...


Proseguiamo per alcune centinaia di metri, fino al punto in cui senza ramponi non si può proseguire.


Il biondo ci raggiunge.


Eccola Punta Penìa.


La stazione della funivia a 3296 m.



E' ora di scendere. Noi volevamo camminare un po' almeno per farci venire l'appetito... Idee? Non è che fino alla stazione di Serauta si può scendere a piedi?
Qualche minuto per convincere il più titubante e si parte.


Unico ostacolo su quella che d'inverno è una pista da sci è questo crepaccio. Non è molto alto ma lo attraversiamo con prudenza.


Il ritrovo di un resto di bacchetta da sci, utilizzato come una piccozza per fermare un'eventuale caduta.


Dopo pochi minuti la preoccupazione passa... le foto lo dimostrano!



Da titubante a spavaldo. E' un Crede incontenibile!



Il bello di queste condizioni di neve è la facilità con cui si riesce a scivolare sulla neve, quasi come una sciata.


La temperatura alta è dovuta alla vicinanza al mio polso.


Vista da lassù sembriamo dei veri alpinisti.



Siamo quasi al fondo.


Finalmente esce allo scoperto il Piz Boè, massima asperità del Gruppo del Sella.


Il ghiacciaio appena affrontato.


Ultime sciate...


...poi la foto di gruppo chiude il nostro divertimento.


Il Civetta ci osserva da lontano.


Arrivati alla stazione di Serrauta un interessante museo sulla Grande Guerra attira le nostre attenzioni. Qui si combatterono sanguinose battaglie e il genio militare austriaco immagino e costruì una città sotto i ghiacci perenni. Incredibile. Sulla punta che da il nome alla stazione abbiamo percorso trincee e tunnel scavati nella roccia, un'opera che ci ha lasciati a bocca aperta. Consiglio a tutti di non perdersela in caso di transito in zona.


La discesa dell'ultimo tratto di funivia non è per chi soffre il vuoto.


Commento di Crede all'arrivo: "mah seduti per terra non è che faccia tutta sta paura...". Fatene buon uso di questo consiglio!

venerdì 10 agosto 2012

Sassopiatto


La nostra salita al Sassopiatto (2955 m) incomincia qua a Campitello di Fassa, dalla partenza della funivia "Col Rodella". 


Il primo tratto del percorso, nonostante il dislivello e la velocità con cui lo si supera, è molto rilassante. Con 15 euro si elimina la fatica.


Arrivati in cima (alla funivia) il panorama è superbo. Gruppo del Sella e Marmolada sembrano ad un palmo dal nostro naso e il Sassolungo è un tetto sopra di noi.


Il tridente doloMitico vede schierati a partire da sinistra Crede, io e Nic.


Stratagemma altoatesino per nascondere un webcam: costruirgli attorno un toro! Alle sue spalle il nostro sentiero.


Inizialmente la camminata tocca la base delle ripide pareti del Sassolungo, costeggiandole con saliscendi fino al rifugio Sassopiatto, posto sotto la cima da cui prende il nome.



Il numero di persone che superiamo durante questa prima parte è incredibile. Una vera e propria serpentina.


Alle nostra spalle inizia ad allontanarsi l'arrivo dell'impianto di risalita.


Dopo meno di un'ora dalla partenza iniziamo a scorgere il rifugio.


Eccoci, pochi minuti per riempire le borracce e si riparte. Dietro di me la cima col percorso da seguire...


...ora evidenziato in rosso.
Da qui si inizia a salire decisi, prima su prati e poi sui detriti che accompagnano fino all'arrivo. Le tracce durante la salita sono molte e ognuno passa un po' dove vuole. Non ci sono comunque pericoli, sia per i numerosi bollini rossi presenti sulle rocce, sia per il numero di persone che seguono questo itinerario.


Salendo rimane il rifugio sotto di noi e il Catinaccio a far da sfondo.


L'aumento della quota amplia i nostri orizzonti.


Poi ci sono quelli a cui la quota suggerisce strane idee. Vedi farsi fotografare per far bella figura coi colleghi.


In realtà questo stretto passaggio porta verso destra, dove si trova Nic.


Continuiamo a salire.



Arrivati sulla cresta che divide il nostro versante da quello della Val Gardena si piega a sinistra. Qui l'esposizione aumenta. Sotto di noi il vuoto e oltre le pareti del Sassolungo.


Qui vi è l'arrivo di una breve ferrata che inizia dal Rifugio Vicenza.


Ultimi metri poi la croce di vetta.


L' "altro Sasso" e la Val Gardena ai suoi piedi.


Pranzo con speck a volontà e foto tutti insieme sul punto più alto.


L'Alpe di Siusi verdeggiante sotto di noi.


Sistemata ai capelli...


...prima della foto ufficiale.


Lo spazzino di vetta: efficientissimo netturbino a cui non sfugge nemmeno un briciola.


Le Odle si contendono la poca luce a loro disposizione.


E' ora di scendere, il tempo inizia a peggiorare.


Ultima foto, poi breve sosta al rifugio per un succo di sambuco e mezzo chilo di speck "fatto in casa".


Un breve piovasco ci accompagna fino alla funivia.
Non importa!
Qui il sentiero è facilissimo e privo di pericoli.
La prima giornata di cammino nelle Dolomiti è andata... la prossima?