sabato 18 giugno 2016

Rocca Provenzale - via Spigolo di gaia

Rocca Provenzale - 2401 m
- Spigolo di Gaia -
Difficoltà 5c - TD-
Sviluppo 230 m

Con il meteo che assicura pioggia già dalla tarda mattinata, la ricerca di una via, con poco avvicinamento e con soste già predisposte a scendere in doppia, ci porta qui a Chiappera, alle pendici della Rocca Provenzale, 2402 m.
Dopo una passeggiata di un'oretta siamo all'attacco della via.


Primo tiro facile (4+) su placche. A metà piccolo tetto, poi sosta.



Solito effetto "foto dall'alto", che sminuisce la verticalità e mette in mostra cenge erbose che da sotto non si vedono.



Il secondo tiro (5a) sale una fessura a destra della sosta.


Oltre tocca una bella placca verticale.


Salgo io, con il nuovo casco verde fluo.




Sopra Chiappera inizia a formarsi un po' di nuvolaglia. Restano più alti Auto Vallonasso, 2885 m, e Oronaye, 3100 m.


La giornata sembra soleggiata, anche se il vento inizia ad essere più forte e fastidioso.
Danilo sale in diagonale verso sinistra, il terzo tiro (5c).



Quindi continua su un bel muro verticale molto continuo, che culmina su di un ripiano inclinato, dove si trova la sosta.


L'ultimo tratto più appoggiato del terzo tiro.


Sul quarto tiro (5c) parto io in direzione della cengia verde. Verde, perchè spostando con la mano la vegetazione inizio a sentire lo spiacevole pizzicare delle ortiche.
Comunque, proseguo oltre fino al primo spit. Non riuscendo a salire più in alto, torno sui miei passi.
Anche Danilo trova duro. Sopra lo spit è tutto troppo liscio per tirarsi su (per noi). Lui prova a bypassare qualche metro di parete, salendo nel camino alla destra e sbucando poi più in alto.


Alla penultima sosta inizia a grandinare. Dopo qualche minuto di fredda attesa, il tempo torna migliore. Via per l'ultimo tiro (5c).


Mentre continuano a cadere gocce, Danilo sale sopra la sosta, verso il primo spit e lo doppia, fino a portarsi alla base di un diedro obliquo e verticale, chiodato perfettamente, che si supera con arrampicata molto fisica e aerea.


Usciti sul primo tetto, che risulta più facile di quanto sembri a vederlo da sotto, si continua ancora una decina di metri verso la sosta. Oltre al tetto della foto sotto, però, ne troviamo un altro, due o tre metri sopra, impossibile da scorgere da qua, ma molto più duro di quello nell'immagine.


Ecco il diedro esposto che porta al primo tetto.


L'esposizione non manca e in più si è costretti a passare larghi verso il vuoto.


Foto in sosta e discesa veloce prima che il tempo peggiori.


La parete vista da sotto.


sabato 11 giugno 2016

Rocca la Meja - via Piccola Peste + Cresta SudEst

Rocca la Meja - 2831 m
- Piccola Peste -
Difficoltà 5c
Sviluppo 230 m


Bella giornata di arrampicata, su una delle montagne che più mi stupisce ogni volta che la vedo, e sulla quale, nonostante le numerose mie volte in cima, non rifiuto mai di salire.
Dai prati che ci portano verso le pietraie alla sua base, Rocca la Meja, ha un aspetto molto suggestivo.


Danilo ed io camminiamo in direzione dell'attacco della via Piccola Peste, che sale una parete alla destra della via normale e culmina all'altezza del canalino che risale l'ultima parte sotto della vetta.
Il primo spit, con cordino è facilmente individubile. Fa abbastanza freddo, quando lo raggiungo e anche la roccia ha una temperatura che non aiuta a sensibilizzar le dita.


Primo tiro, 50 m fino al 5b. Placca, diedro e nuovamente placca.


Danilo parte imprecando contro la roccia fredda. Bellissimo il contrasto tra pietraia e prati visto da qui.



Secondo tiro, 40 m sempre sul 5b.


Dopo essersi allargato di poco a destra, in cima gli spit riportano a sinistra verso la sosta.


La verticalità e il vuoto qui non mancano!


Roccia (dolomia) con un grip spettacolare, anche se dopo un po' le dita iniziano a consumarsi su questa "carta vetrata".


Il terzo tiro, parte con un traversino a sinistra e risale questo diedro fessurato, sul quale piazzo un friend, vista l'assenza di spit. La relazione dice 4b.


Poi 5b verso la sosta, su queste placche molto levigate.



Saliamo a piombo sulla traccia che taglia in due la pietraia.


Io, mi godo la vista dalla mia posizione.



Quarto tiro, 5c, inizia atletico su questa placca e continua più facile, sulla fessura sopra Danilo.


Anche questo è abbastanza lungo, 45 m.



Oltre la fessura, la salita continua su questi muretti divisi da grosse spaccature.


Tocca a me.


Il tiro di uscita, sicuramente meno interessante dei precedenti, passa sotto questo campanile, per proseguire oltre fino ad una sosta un po' nascosta.



L'uscita dalla via verso la normale, ci crea qualche problema. Vorremmo prendere la cresta e tenerla fino in vetta, ma dopo pochi passi Danilo si trova su un pilastro completamente staccato dal resto della montagna.


Tornato indietro, proseguiamo in conserva, restando alla stessa altezza e per cenge e piccole sellette raggiungiamo la normale.



A questo punto, visto che il tempo è migliore del previsto, continuiamo la nostra salita sulla cresta che corre sopra il canalino (foto sotto a sinistra).


Nonostante il grado sia basso, troviamo due passaggi in cima a dei muretti da non sottovalutare.


Io saluto il compagno, ormai quasi in cima.



Ci siamo, ormai manca poco.



Qui il terreno è tutto sommato sempre facile, ad esclusione degli ultimi passi per raggiungere la sommità dei due torrioni.


Panorama spettacolare, verso l'alta Val Maira e l'Oronaye. In primo piano gli ultimi tratti che avevo percorso due anni fa con la neve, risalendo dal canale e dalla parete Nord Ovest


Verso Nord e il Monviso.


Foto di vetta (2831 m).



Scesi a piedi dalla normale, restiamo a fissare queste incredibili lavagne lisce da sotto.


Ultimo sguardo alla Meja, con i suo pinnacoli addossati uno sull'altro verso il cielo, sui quali abbiamo trascorso una piacevole e rilassante giornata in montagna.